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20 mag

NEI SELFIE DEI NIMBY

Melendugno

Il mega-progetto TAP, uno dei 10 più ambiziosi al mondo, ha riscosso molte approvazioni fra i potenti della terra, specialmente in ambito NATO. Chi ha cura della Terra, invece, si oppone.

NIMBY: acronimo inglese “not in my backyard” (non nel mio cortile).
Pretesto o sindrome diffusa?

In Italia l’opposizione civile alle grandi opere infrastrutturali ha una portata rilevante. Dal TAV, al MUOS, al TAP – ogni progetto ha il suo comitato: in comune non hanno solo il prefisso NO…
Qual è la ragione di questo tumulto? L’opposizione dei coordinamenti nasce da un eccessivo attaccamento al territorio? Hanno valide argomentazioni per contestare la necessità di queste opere considerate “strategiche”?

NOI – No (grandi) Opere Imposte raccoglie testimonianze dirette, documentazioni e studi di comitati cittadini e singoli professionisti, spesso definiti NIMBY dalla “narrazione tossica“. Nell’opporsi alla costruzione di opere dannose “nel proprio giardino”, mettono in discussione non soltanto i progetti in sé, ma anche modelli di sviluppo malsani implicitamente promossi dalle mega-infrastrutture, pericolosi sia per la salute pubblica che per l’ambiente.

“Se è dannoso nel tuo cortile, allora non deve stare nel cortile di nessuno”: l’idea racchiusa nel Manifesto del Balzoscritto da un’unione di ambientalisti e indigeni, sembra non avere limiti geografici – vale in Canada, così come in Italia.

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