PM10 E COVID-19

Malattia capitale nell’aria? La cura c’è, però non può essere palliativa

SIMA* e alcune prestigiose Università
rischiano l'amicizia dei petrolieri:
indagano il PM10 come vettore
dell'epidemia. Scaricate il paper

A sinistra: rapporto epidemico province italiane il 21 marzo, giorno di strage. A destra: rapporto sforamenti PM10 nella seconda metà di febbraio, la "gestazione".

Redazione Trancemedia.eu (presentazione ascientifica di un paper di ricerca delle Università di Bologna, Bari, Trieste)

I ‘massi’ di carbonio che uscivano dallo scappamento della Fulvia del nonno non sarebbero stati un buon veicolo per il virus perché si fermavano presto, forse sui bronchi. Uno sputo sarebbe stata la tomba del Covid, ma da allora abbiamo fatto progressi. L’inquinamento del PM10, per non parlare del PM2.5, cioè lo smog evoluto, raffinato, delle forme più innovative di combustione dei fossili, arriva nell’alveolo, proprio dentro, perché 2,5 o 10 microgrammi di materia s’intrufolano. Così quell’animaletto, anzi quella primitiva catenella RNA che chiamano novello-coronavirus, ci salta sopra, entra nell’alveolo anche lui, e crea i guai che l’umanità sta patendo.

il libero (quanto poi?) mercato

Abolite le sovratasse per le grosse cilindrate ormai considerate un diritto indiscutibile per chi ha i soldi, introdotto un rosario di euro-0, euro-1,-2,-3,-4,-5,-6,-n, si sono prodotte automobili sempre più steatopige e vieppiù sottilmente velenose. Trasferiti molti pendolari dalla ferrovia alla strada per costruire sempre più linee ad alta velocità, si è fatto bingo. Il libero (quanto poi? visto che BlackRock decide) mercato impera senza alternativa, la mano invisibile non si deve, non si può più legare.

Vox populi. Nulla di scientifico in quanto precede: è la lettura del meccanico Leo di Torino, insuperabile nell’auscultare motori e diagnosticarne le ferrose patologie. Queste cose le ha dette scherzando, senza prendersi sul serio; per celia, quando la situazione non era quella di adesso e il Covid stava a dieci ore di fuso orario.

Ora la questione si è fatta ben più tragica qui. Se nel ragionamento del meccanico Leo c’era un briciolo di corretta intuizione, curare i sintomi e mettere una pezza non potrà bastare. Altro che considerare prioritaria la produzione di F-35 mentre si chiudono i mercatini rionali e si regalano miliardi alla grande distribuzione!

alla radice, alle cause

Bisognerà andare alla radice, alle cause. Ed ecco avanzarsi uno studio che, a noi digiuni di scienza ma scettici verso le “grandi” soluzioni che immancabilmente salvano il paradigma, fa venir voglia di seguirne l’evoluzione.

Se il risultato conferma la diagnosi di Leo, occorrerà la politica, una politica coerente – una rivoluzione – nel senso indicato dagli Insoumis francesi, perché uno studio scientifico non può cambiare il diritto.

Scarica qui il paper del SIMA e di ricercatori delle università Bologna Bari Trieste, e leggilo nel suo testo originale senza mediazione giornalistica, perché i massmedia sono troppo indebitati per perdere la pubblicità di automobili, gasieri e petrolieri, per mettere a rischio i prestiti benevoli delle loro banche.

* Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) – sito web apre in nuova scheda

 

 

Ultimo aggiornamento: 1 aprile 2020

23 marzo 2020