Ocalan e Cattaneo, una prospettiva comune?

«Fiotti continui di associazioni inaspettate e di nuove feconde teorie», scriveva Gaetano Salvemini su Carlo Cattaneo.
Azzardiamo il parallelo fra il teorico del federalismo italiano, dalla Milano asburgica di metà Ottocento,
e Abdullah Ocalan, vivente promotore del confederalismo democratico curdo, presidente del PKK,
dall’ergastolo turco nell’isola di Imrali


TERRA TERRA

Stato-nazione causa di problemi
e ostacolo alla soluzione

Un concreto paradigma di libertà dalla Lombardia ottocentesca al Kurdistan del XXI secolo. E ritorno?

Carlo Cattaneo è un nome tanto noto quanto ignorati sono i suoi scritti. «Se questo autore è poco letto, lo si deve principalmente alla dignità della sua opera, che fu impostazione di problemi, concretezza di analisi, ossia preparazione di studioso e non sbandieramento di sonanti parole» (C. Berneri). Profonde distanze lo separano dall’idealismo del Mazzini, dalla sua «boria delle nazioni», a cui spesso viene a sproposito affiancato. Parlando di sé, lo stesso Cattaneo si descrive come «un po’ grosso di legname», «incurabilmente positivo», a sottolineare il suo interesse per i problemi concreti.

Fino al 1848 Cattaneo rimase fuori dal movimento per l’unità nazionale, non certo per vicinanza al regime austriaco, quanto perché, se il popolo italiano non aveva ancora le forze per liberarsi da sé, come egli riteneva, il dominio accentratore del Piemonte non sarebbe stato migliore di quello dell’Austria.

Un’idea di libertà molto concreta, pratica, gli faceva temere la monarchia sabauda, clericale, feudale, burocratica, più ancora dell’impero asburgico, nel quale intravedeva nonostante tutto maggior spazi di agibilità: «Quell’Austria federale che aveva potuto nello stesso tempo governare le Fiandre col consiglio di vescovi intolleranti, e Milano con quello di audaci pensatori, e regnare in Ungheria col libero voto di genti armate». «La libertà di cui parla nelle sue opere è quella, terra terra, degli individui e dei gruppi di fronte al pubblico potere, non quella sublime e solenne dello Stato che s’identifica con gli individui che lo costituiscono» (N. Bobbio).

La sua ponderata valutazione e il perseguire la situazione che garantiva una maggior autonomia e libertà, piuttosto che le metafisiche di un’astratta indipendenza nazionale in quanto tale, gli procureranno parecchie inimicizie da parte di unionisti e filosabaudi, che «lo assillavano sui loro giornali come amico dell’Austria e nemico del Piemonte e dell’Italia» (G. Salvemini).



SOLUZIONE PRATICA

Uscito dal carcere di Abdullah Ocalan,
ecco il «confederalismo democratico»

L'avanzamento della democrazia in tutte le quattro parti del Kurdistan, senza mettere in discussione i confini esistenti. Rinuncia o nuova visione?

È una riflessione analoga – nata dalla ricerca di una soluzione pratica a decenni di impasse, politico e militare, nello scontro tra il popolo curdo e lo Stato turco – che caratterizza il progetto uscito dal carcere di Abdullah Ocalan.

Il confederalismo democratico (…) per la risoluzione dei problemi etnici, religiosi, urbani, locali, regionali e nazionali

Il «confederalismo democratico», nato dalla sua elaborazione e oggi sperimentato nel Nord della Siria, è per Ocalan «lo strumento principale per la risoluzione dei problemi etnici, religiosi, urbani, locali, regionali e nazionali causati dal modello sociale monolitico, omogeneo, monocratico e fascista impiegato dallo Stato-nazione moderno». «La sovranità dello Stato-nazione non è solo la causa dei problemi della società, ma è anche l’ostacolo principale sulla via della soluzione». «Il fenomeno della sovranità statale è apparso poco tempo fa nella storia e non vi rimarrà, d’altronde, per sempre».

L’obiettivo del movimento di liberazione non è quindi più la secessione e la fondazione di un nuovo Stato-nazione, con nuovi confini e nuove burocrazie, ma la costruzione transnazionale di una federazione di popoli, che permetta fin da subito, dal basso, la riorganizzazione della vita delle comunità. «La fondazione di uno Stato non aumenta la libertà di un popolo, al contrario, gli Stati-nazione sono diventati veri ostacoli per qualsiasi sviluppo sociale». La priorità è quindi data dal grado effettivo di autonomia e di libertà che i popoli riescono ad avere sui territori, il fatto che questi si chiamino Iraq o Siria o Iran o Turchia è del tutto secondario. «Il suo scopo non è la fondazione di uno Stato-nazione curdo (…) ma l’avanzamento della democrazia in tutte le quattro parti del Kurdistan senza mettere in discussione i confini politici esistenti». Il superamento dello Stato nazionale è un obiettivo a lungo termine. Lo Stato sarà superato quando concretamente tutte le strutture saranno regolate in auto-organizzazione e auto-amministrazione. I confini nazionali e/o territoriali a quel punto non avranno più nessuna importanza.

Anche nel caso di Ocalan, come accadde a Cattaneo, l’attenzione data alle libertà concrete e alla ricerca delle soluzioni più adatte a ottenerle, piuttosto che l’adesione ad astratti miti nazionalisti, gli ha procurato, dai settori più nazionalisti, l’accusa di aver rinunciato all’obiettivo di uno Stato curdo indipendente.



POPOLI O STATI?

Un’idea radicale di federalismo

«La teorica della libertà, l’unica possibile teorica della libertà»

Il federalismo è senz’altro il cuore del pensiero di Cattaneo, quello per cui è più conosciuto. “Federalismo”, però, quasi come “democrazia” o “libertà”, è un concetto su cui si sono sedimentati i più svariati significati, al punto da poter essere utilizzato per dire qualunque cosa. Anche il pensiero di Ocalan, che negli ultimi anni ha avuto una diffusione prima sconosciuta, è incentrato sull’idea del “confederalismo”, nel suo caso accompagnato del termine “democratico” a definire, in senso letterale, che si tratta di una confederazione di popoli e non di Stati.

il federalismo è la teorica della libertà, l’unica possibile teorica della libertà

L’idea federalista di Cattaneo non si riferisce a una modalità più efficiente di governo, a un semplice decentramento amministrativo, il quale non farebbe che trasferire a uffici governativi periferici le funzioni degli uffici governativi centrali, di fatto spalmando sul territorio la burocrazia, ma senza cambiarne la natura. Per Cattaneo «il federalismo è la teorica della libertà, l’unica possibile teorica della libertà». È una questione di rovesciamento di prospettiva: il federalismo è il sistema necessario alle entità locali per coordinarsi, preservando la propria sovranità, non il modo per dare allo Stato centrale uno strumento di governo più efficace per togliergliela.

Il compito dell’Ordinamento del nuovo regno, per Cattaneo, «non consiste nel creare delle provincie, perché esse esistono naturalmente. (…) Le provincie esistono, e l’accentramento non esiste; ed è ancora sogno di fantasie che vedono nella futura Italia una Francia, anzi una China; ove ogni cosa ragionevole debba piovere sull’armento dei popoli da un unico Olimpo, giù giù fino alla nomina del sindaco dei villaggi di cento anime». «L’unico diritto del nuovo comune italiano è il diritto d’obbedienza. Il comune è l’ultima appendice e l’infimo strascico della prefettura e della viceprefettura. Il comune non è più il comune. Tutto il sistema è una finzione». Gli Stati federali assolvono al loro compito, nella prospettiva del Cattaneo, quando: «stringendo nell’autorità federale tutto ciò che è di solidario interesse, lasciano a tutti i loro popoli l’esercizio dei loro speciali diritti, la scorta degli uomini di loro fiducia, lo svolgimento delle loro idee tradizionali e spontanee, il giusto orgoglio della sovranità». Il “piccolo comune” rappresenta la dimensione ottimale sia come unità amministrativa che come nucleo di una democrazia realmente partecipata, ossia in mano ai cittadini e non a lontane burocrazie.

Il progetto federale delineato da Abdullah Ocalan, che peraltro anche in lui non nasce da un’idea astratta, ma dallo studio dell’evoluzione umana e delle sue civiltà, si sviluppa portando l’idea federalista alle sue somme conseguenze, fino alla dissoluzione dello Stato nazionale. Il cuore della nuova feconda teoria risiede nella contrapposizione tra Stato e Democrazia, un conflitto che attraversa la storia dell’umanità, dalla nascita dello Stato presso i Sumeri fino a oggi, mantenendo intatta la sua centralità. «Il confederalismo democratico non è un sistema amministrativo ascrivibile all’epoca moderna, ma è fortemente presente nella storia. È la storia, infatti, ad aver dimostrato molta più affinità verso un modello confederale che verso uno centralista. Politiche di autonomia locale e provinciale sono da sempre state parte nella storia dell’umanità e hanno giocato un ruolo importante per salvaguardare l’esistenza della società politica e morale. I popoli che hanno vissuto in determinate aree del globo come montagne, deserti e aree boscose, hanno resistito con la loro politica autonoma e indipendente contro le forze della civiltà».

Laddove lo Stato nazionale si basa sull’omogeneizzazione sociale attraverso un processo di formazione identitaria, e da ciò scaturisce la sua attuazione anche con la coercizione, il confederalismo democratico è fondato sulla diversità e l’adesione ad esso avviene esclusivamente sulla base del consenso. Esso è una forma di auto-amministrazione che si contrappone al modello statalista e mira all’autonomia della società, con tutte le sue componenti (curdi, arabi, assiri, sunniti, sciiti, cristiani, aleviti, ecc.).

associazioni regionali delle amministrazioni municipali

«Il nostro primo compito», scrive Ocalan, «consiste nello spingere il più possibile per la democratizzazione, per le strutture non statali e l’organizzazione comunitaria». Sono necessarie “associazioni regionali delle amministrazioni municipali”; tali organizzazioni e istituzioni locali formeranno una rete e, a livello superiore, saranno rappresentate in un “Congresso generale del popolo”, che affronterà le questioni di «politica, auto-difesa, diritto, morale, economia, scienza, arti, e welfare per mezzo di istituzionalizzazione, regole e meccanismi di controllo».

A poco a poco, attraverso la diffusione delle istituzioni democratiche, tutta la Turchia sarà sottoposta a un processo di democratizzazione; la loro rete oltrepasserà i confini nazionali esistenti, accelerando l’avvento della “civiltà democratica” in tutta la regione, in un generale rinnovamento geopolitico e culturale. In definitiva un’unione confederale democratica abbraccerà tutto il Medio Oriente. Una «democrazia dal basso (…) basata sulle strutture democratiche comunitarie della società naturale», che «istituirà assemblee nei villaggi, nelle città e nei paesi e ai loro delegati sarà affidato il processo decisionale reale che nei fatti significa che saranno il popolo e la comunità a decidere».

Daniele Pepino

 

Fonti:
Camillo Berneri, Il federalismo libertario, La Fiaccola, 1992
Norberto Bobbio, Una filosofia militante. Studi su Carlo Cattaneo, Einaudi, 1971
Carlo Cattaneo, Federalismo e libertà, in Aa.Vv., Federalismo e autonomia, Laterza, 1995
Carlo Cattaneo, Federalismo, Mimesis, 2010
Abdullah Ocalan, Il confederalismo democratico, Iniziativa internazionale, 2013
Abdullah Ocalan, La nazione democratica, Iniziativa internazionale, 2016
Gaetano Salvemini, Le più belle pagine di Carlo Cattaneo, Donzelli, 1993