Guerra senza confini contro la Terra? Una formazione sociale alternativa si prepara in tutto il mondo

Nella sua introduzione a “Il principio responsabilità”, Hans Jonas avverte che “il Prometeo irresistibilmente scatenato, al quale la scienza conferisce forze senza precedenti e l’economia imprime un impulso incessante, esige un’etica che mediante auto-restrizioni impedisca alla sua potenza di diventare una sventura per l’uomo”. Nei quarantuno anni seguiti alla pubblicazione dell’etica di Jonas per la civiltà tecnologica, le classi dirigenti del globo sono andate nella direzione opposta, tanto che studiosi di vari continenti scelgono oggi di ritrovarsi nel Salento, minacciato dalla geopolitica del gas, per un laboratorio di tre giorni intitolato “Policing Extractivism: Security, Accumulation, Pacification”.

Il titolo di questo seminario internazionale suonerebbe in italiano come “Militarizzare l’estrattivismo: securizzazione, accumulazione, sottomissione”.

L’estrattivismo rappresenta un modello economico basato sull’appropriazione e sullo sfruttamento massiccio di risorse naturali, come petrolio e gas, risorse minerarie, terre fertili, acque, sottratte alle comunità locali distruggendo l’ambiente. Un modello che prevarica le popolazioni, azzera i diritti, militarizza i territori, reprime ogni opposizione. Un processo attuato in tutto il globo con gradi di violenza diversi e con sistemi più o meno sofisticati.

L’estrattivismo nel mondo ha portato allo spostamento forzato e all’espropriazione delle comunità indigene, mentre centinaia di uccisioni di attivisti ambientali e difensori della terra sono documentate in molti paesi.

L’ultimo rapporto di Global Witness ha contato 207 difensori della terra e dell’ambiente morti ammazzati nel 2017, quasi tutti in America Latina, Asia e Africa, principalmente perché si opponevano all’estensione delle monocolture e dell’estrazione mineraria. Il dato non comprende i ferimenti, le mutilazioni, gli stupri, lo spostamento forzato di intere comunità.

La scelta del luogo dell’incontro, Borgagne frazione di Melendugno, preteso luogo di approdo del gasdotto TAP, è un omaggio alla comunità salentina che lotta contro il progetto Trans Adriatic Pipeline (TAP).

Noi di Trancemedia.eu, che già nel 2015 intitolammo “Salento o la geopolitica del gas” il nostro primo webdocumentario sulla ribellione dei “forzati fossili” al progetto del gasdotto TAP, consigliamo vivamente di seguire con attenzione questo seminario.

Durante la tre giorni, studiosi e attivisti del Nord Atlantico e del Sud globale si concentreranno sulle crisi causate dall’estrazione ambientale e sull’accrescimento dei poteri repressivi che accompagnano e difendono il processo di accumulazione delle ricchezze naturali. L’intreccio fra il potere della cosiddetta security e quello dell’accumulazione è ciò che alcuni studiosi hanno definito pacification, ovvero sottomissione forzata delle popolazioni locali.

Attraverso la conoscenza e il confronto delle esperienze, è comune intento dei partecipanti far emergere una cultura adeguata per affermare forme politiche capaci di stroncare la sottomissione della Terra e dei popoli da parte degli irresponsabili.

Da non perdere!

Quando: venerdì 5, sabato 6, domenica 7 ottobre 2018

Dove: Oratorio Sant’Antonio, Borgagne (provincia di Lecce)

Come: Il laboratorio si svolge a Borgagne con rapporti di studio proposti da ciascun partecipante in lingua originale, con traduzione simultanea, e termina con una plenaria in lingua italiana a Melendugno. Spazi di dibattito sono previsti nelle varie sessioni, che possono essere anche seguite dall’esterno grazie a schermi tv a circuito chiuso.

Organizzano: Transnational Institute, Università del Salento-Cedeuam, Movimento No TAP, Associazione Bianca Guidetti Serra – Puglia

Per info e logistica, scrivere a: workshopborgagne@gmail.com

 

Facundo Jones Huala scrisse dal carcere di Esquel: “I Mapuche promuovono la ricostruzione del nostro mondo e l’espulsione dell’estrattivismo dal territorio. Abbiamo bisogno della nostra terra sana, in equilibrio e armonia. Ristabilire quell’equilibrio oggi è rivoluzionario, è alterare l’attuale ordine del capitalismo estrattivo. Ecco perché noi Mapuche siamo un problema per il potere”. Da: http://www.yabastaedibese.it/2017/12/cosa-ce-dietro-la-campagna-antimapuche/