NO allo zombie TTIP che avvelena la sovranità alimentare dell’Europa!

Gli incontri riservati di Davos
rilanciano il commercio della schifezza-in-tavola,
già stroncato nel 2015 dalla mobilitazione popolare europea.
Il TTIP cerca da tempo di rientrare dalla finestra con l’accordo CETA.
Ma ecco arriva un’altra innovazione:
sarebbe urgente il libero mercato US-EU del cibo.
Necessità e urgenza dovrebbero essere invocate
dai cittadini europei – per precauzione


URGENZA

A Davos USA e CE s'intendono sul cibo in Europa.
Con quale diritto salta il principio di precauzione?
Sotto quale diritto finiamo con la “solida scienza”?

Conferenza stampa alla Camera martedì 11 febbraio '20:
il governo non svenda sicurezza e sovranità alimentare

Per Trump gli europei "Devono, devono, non hanno scelta". Sicuro, Donnie?

TTIP – CUNIAL, GIANNONE, BENEDETTI (MISTO): “L’Italia dica no al nuovo TTIP: il Governo non svenda sicurezza e sovranità alimentare a Trump”.

Il governo USA ha chiesto all’Unione Europea di: ❶ indebolire le norme sanitarie e fitosanitarie, nonché i limiti massimi consentiti di residui di pesticidi e altre sostanze chimiche nel cibo; ❷ cambiare la legislazione europea sugli OGM per il commercio di alimenti geneticamente manipolati, soprattutto se prodotti con le nuove tecniche di creazione varietale;
promuovere la collaborazione in ricerca e innovazione sulle NBT, le New Breeding Techniques su cui si è già espressa la Corte di Giustizia Europea con una sentenza che obbliga queste nuove tecnologie a sottostare alle normative vigenti in tema di organismi geneticamente modificati.
L’amministrazione americana ci sta chiedendo di svendere la nostra sovranità e sicurezza alimentare e di rinunciare al nostro prezioso principio di precauzione che antepone gli interessi dei cittadini a quelli delle corporation.

Le parlamentari Sara Cunial, Veronica Giannone e Silvia Benedetti (gruppo misto), insieme ai colleghi Cecconi, Vizzini, Aprile, De Toma, Rachele Silvestri, Cappellani, Frate, Rospi e Fioramonti hanno chiesto al Governo di schierarsi contro questo ennesimo attacco al Bene Comune, alla Terra, al lavoro e alla dignità di un intero popolo.

Qui il comunicato stampa della rete Stop Ttip Italia —>
https://stop-ttip-italia.net/

Qui l’interrogazione al Governo —> https://bit.ly/39fi80L

 



VERBATIM

Associazioni contadine e ambientali
insieme a un'avanguardia parlamentare

"Basta ambiguità dell’Italia e della Ue, proni ad un «negoziato» che mette in discussione il principio di precauzione e le regole di qualità e sicurezza alimentare e sanitaria"

Per la ricerca dei singoli interventi: Monica Di Sisto, FairWatch / Stop TTIP Italia 0:01; Antonio Onorati, Ass. Rurale Italiana ARI 5:20 e 53:56; sen. Paola Nugnes (Misto) 9:26; Federica Ferrario, GreenPeace Italia 11:38; on. Lorenzo Fioramonti (Misto) 14:39; Maria Grazia Mammuccini, FederBio 19:30; sen. Loredana De Petris (LeU) 25:20; Paolo Venezia, Slow Food 31:40; on. Stefano Fassina (LeU) 35:35; Francesco Panié, Terra! 40:07; sen. Saverio De Bonis (Misto) 41:55; Manlio Masucci, Navdanya International 46:57; Elisa d'Aloisio, Mov. Terra Contadina 49:37; Giacomo Barbieri, FLC CGIL 56:05; on. Sara Cunial (Misto) 1:04:37

Monica Di Sisto*

È un riflesso condizionato: nel Governo italiano cambiano le maggioranze, i protagonisti, ma la vecchia retorica liberista non cambia mai. Trump sarà pure brutto e sovranista, ma quando forza un negoziato di liberalizzazione commerciale, non trova ostacoli.

Nel negoziato si cerca di mettere in discussione il principio di precauzione e le regole di qualità e sicurezza alimentare e sanitaria, cosa che a Roma e a Bruxelles non trova ostacoli. Se con piglio deciso Trump minaccia nuovi dazi, senza parlare di revocare i vecchi, ecco che la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen assicura la conclusione della trattativa entro le prossime settimane. E il ministro italiano per i rapporti con l’Ue Enzo Amendola conferma che un accordo va pur trovato. Non importa se l’agenzia per il Commercio e lo Sviluppo delle Nazioni Unite (Unctad) spieghi ormai da diversi anni che nessun Green New Deal sarà credibile senza mettere limiti agli scambi più inquinanti. Non importa se la stessa von der Leyen abbia proposto una carbon tax alle frontiere Ue per le merci più inquinanti, che colpirebbe la maggior parte dei prodotti Usa potenzialmente facilitati dal nuovo TTIP.

IN UNA CONFERENZA congiunta tra parlamentari e associazioni contrarie al nuovo TTIP che si è tenuta l’11 febbraio alla Camera dei Deputati, il senatore Saverio De Bonis ha notato che «i ministri di Agricoltura e Salute avrebbero dovuto sedersi qui al primo banco perché la nostra agricoltura è in grande difficoltà, come la nostra salute». Antonio Onorati di ARI ha denunciato che «i dati dell’export italiano chiariscono che il nostro principale mercato è l’Europa ma il governo non sembra capire che dobbiamo evitare di saturarlo con la competizione al ribasso dei prodotti Usa».

L’ex ministro alla Ricerca Lorenzo Fioramonti ha notato che «non ci vuole Dani Rodrik per spiegare che la vecchia globalizzazione incarnata nel ‘nuovo TTIP’ non funziona per l’economia come per l’ambiente. E che non possiamo lasciare il tema della protezione della qualità e dei territori a chi pratica un nazionalismo settecentesco». Stefano Fassina di LeU ha ricordato che «abbiamo presentato una mozione sul trattato Europa-Canada che non dice solo “No”, ma dà delle linee guida di tutela sociale e ambientale che potrebbero porre l’Italia come capofila e laboratorio di un nuovo commercio». Un concetto ripreso anche dalla ex M5S Paola Nugnes e da Paolo Venezia di Slow Food che ha aggiunto: «I vecchi accordi commerciali sono contro quello che noi cerchiamo di fare: difendere un modello di produzione che fa bene al Pianeta».

Maurizio Acerbo del Prc, in un messaggio, ha ricordato che il nuovo Ttip «farà lievitare la produzione di emissioni climalteranti, in contrasto con quel Green Deal europeo di cui l’Italia si è dichiarata paladina». D’altronde, secondo Manlio Masucci di Navdanya International «è chiaro che l’Italia come l’Ue, fanno fatica a promuovere una coerenza complessiva tra impegni e azioni». Per di più, «se giochiamo sull’agricoltura comprimendo il suo valore economico e sociale – ha aggiunto Francesco Panié di Terra! – il contrasto al caporalato sarà impossibile». «Il commercio sta diventando un assopigliatutto che interferisce sui diritti dei cittadini – ha denunciato Giacomo Barbieri dell’internazionale della Cgil – e nel contesto di alta ricattabilità in cui Trump ci mette, da Amendola dovrebbe arrivare una richiesta di confronto sulle alternative cui tutti saremmo disponibili».

LA REAZIONE parlamentare e associativa è netta, perché incomprensibile è stata la fuga in avanti della ministra per l’Agricoltura italiana Teresa Bellanova che ha promesso collaborazione al collega statunitense Sonny Perdue, soprattutto sul nuovo biotech agroalimentare. Eppure tutti i governi europei riuniti in Consiglio avevano negato alla Commissione il mandato per trattare sull’agricoltura. Rossella Muroni, deputata ex presidente di Legambiente, come la collega ex M5S Sara Cunial hanno chiarito che «su ambiente, sicurezza alimentare, salute e diritti non si tratta. Dall’esecutivo vorrei una parola chiara contro ogni ipotesi di trattato che abbia le caratteristiche citate». La senatrice Loredana De Petris (LeU) ha espresso adesione alla nuova campagna. Federica Ferrario di Greenpeace, come Elisa D’Aloisio del Movimento Terra Contadina, hanno puntato il dito contro «un tentativo di aggirare le norme europee per permettere ad alcuni centri di ricerca e aziende di lanciarsi nel business delle nuove biotecnologie, che la Corte Europea di Giustizia ha valutato dover essere limitate proprio come i vecchi Ogm».

Maria Grazia Mammuccini di FederBio ha spiegato che «anche dagli Stati Uniti il biologico e i prodotti autoctoni sono i più richiesti, tutte cose che non riusciremo a garantire con gli accordi come questo e con le nuove biotecnologie».

Anche i Fridays for Future si schierano: «Crediamo che non sia possibile nessun tipo di trattativa con uno Stato il cui presidente Trump disconosce l’emergenza climatica» scrivono in una nota, condividendo la proposta dell’apertura di un tavolo di confronto con il Governo lanciata da associazioni e parlamentari. Ora palla passa a Palazzo Chigi: o Trump o il futuro. Tertium non datur.

*Monica Di Sisto è portavoce della Campagna Stop TTIP/CETA Italia

 



ARI

La politica non svenda l'Italia contadina!

Associazione Rurale Italiana (ARI)

Fabrizio Garbarino*

Sfida decisiva è quella contro i tentativi di far rientrare dalla finestra gli accordi commerciali del TTIP che avranno sull’agricoltura contadina italiana delle ripercussioni terribili con il conseguente impoverimento generalizzato della campagna e l’invasione di prodotti agricoli a bassa qualità provenienti dagli Stati Uniti d’America.

Questo accordo, così come quelli con il Vietnam, il Mercosur e il Ceta, devono essere combattuti nelle sedi parlamentari.

Sosteniamo ogni pressione sulla classe politica perché non svenda l’Italia agricola e contadina sull’altare della guerra dei dazi.

*Fabrizio Garbarino è presidente nazionale ARI (Associazione Rurale Italiana)

 



EUROPA CAMPESINA

Per un'Europa sovrana,
a cominciare dal cibo

Con l'opposizione di USA e UK, e con la pilatesca astensione dell'Italia e dei paesi UE,
l'ONU in Assemblea Generale ha approvato una dichiarazione sui Diritti Contadini.
Ma la ministra italiana all'agricoltura e la presidente della Commissione Europea
abbracciano l'Atlantico. I contadini, al contrario, si organizzano anche ad Est

In meno di 7 minuti, i punti essenziali della Dichiarazione ONU sui diritti contadini. Notare le testimonianze dall'Est europeo. Un filmato denso di contenuto giuridico e sociale, dal canale youtube del coord. europeo Via Campesina.

Redazione Trancemedia.eu

Antonio Onorati, figura di riferimento dell’agroecologia italiana e internazionale afferma: “Bisogna spazzare via gli equivoci, tutti devono sapere che l’agricoltura contadina bioregionale nutre l’Europa. I cosiddetti piccoli contadini producono oltre il 70 per cento del cibo consumato nell’Unione Europea. Danno occupazione ad almeno 25 milioni di persone, dopo gli stati dunque i contadini sono il maggior datore di lavoro in Europa. Mantengono vive le aree rurali, che altrimenti si spopolano, con tutte le conseguenze ambientali e sociali che sono sotto i nostri occhi.”

I principi fondativi dell’Europa agricola sono ribaltati nelle politiche nazionali e comunitarie: il mondo contadino è stato messo alle corde dalle lobby dell’agroindustria, con effetti devastanti per l’agricoltura e i distretti rurali. I contadini europei sono stati privati dei loro diritti millenari e la sovranità alimentare dei cittadini europei si è ridotta, mentre si diffondevano la celiachia e altre patologie da cibo prima irrilevanti.

“C’è un conflitto di interesse – continua Onorati – le organizzazioni agricole maggioritarie hanno difeso il modello che la politica agricola comunitaria ha spinto: meno aziende, sempre più grandi, più commercio internazionale liberalizzato, un’agricoltura industriale che avrebbe dovuto avvantaggiare i consumatori. Il risultato è un aumento dei prezzi che in Italia in 12 anni è cresciuto del 25%. Le grandi associazioni agricole sono diventate dei prestatori di servizi e molti dei servizi che forniscono sono pagati dalle risorse comunitarie.”

Ma la stessa Europa “reale” non è sovrana. Lo avevano paventato Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, nel 1941-42 a Ventotene, in Problemi della Federazione Europea, successivamente conosciuto come Manifesto di Ventotene. Oggi l’illuminazione del Manifesto di Ventotene è magnificata dalla retorica della Commissione Europea, eppure passaggi essenziali del suo testo sono omessi – censurati – dalla vulgata. Eccone uno, dal secondo capitolo, Compiti del dopoguerra – L’Unità Europea.

“I ceti più privilegiati nei vecchi sistemi nazionali cercheranno subdolamente o con la violenza di smorzare l’ondata dei sentimenti e delle passioni internazionaliste, si daranno ostentatamente a ricostruire i vecchi organismi statali. Ed è probabile che i dirigenti inglesi, magari d’accordo con quelli americani, tentino di spingere le cose in questo senso, per riprendere l’equilibrio dei poteri, nell’apparente immediato interesse del loro impero.”

Questa Europa, reale ma non-sovrana, ha confermato la propria impotenza il 17 dicembre 2018, quando tutti i suoi Stati membri si sono astenuti nel voto della Dichiarazione ONU sui diritti dei contadini, comunque approvata in Assemblea Generale. Se l’UE incoraggia le classi dirigenti dei nuovi paesi membri a vederla come un’estensione della NATO, proprio in quei paesi però è più forte il disagio dei contadini per la terra colonizzata dall’agroindustria multinazionale. La Via Campesina è anche europea.

Questa Unione che fa colonia di se stessa non può essere riformata, dobbiamo trasformarla – a cominciare dalle modalità di produzione e distribuzione del cibo,  perché la persona è ciò che mangia: sarà un essere avvelenato, se il suo cibo ha distrutto ecosistemi o schiavizzato altri umani.

 


Immagine di testa - "Campo di grano con volo di corvi", dipinto nel 1890 da Vincent Van Gogh, preannunciò il suicidio dell’artista: vi si legge la disperazione, la rabbia, la solitudine che oggi tormentano i contadini schiacciati dalle multinazionali dell'agroindustria. Tra i corvi, spiccano il segretario di Stato Usa all'Agricoltura Sonny Perdue, la commissaria EU Ursula von der Leyen e la ministra italiana all'agricoltura Teresa Bellanova -- le yes-women. E il campo diventa teatro di battaglia civile.