Tutte le bolle, se si continua a gonfiarle, prima o poi scoppiano

L’economista Marco Vitale, in un suo articolo del 2014, afferma che: “troppi sono i segnali che indicano che è iniziata una nuova festa da ballo a bordo del Titanic, mentre un nuovo iceberg si sta maledettamente avvicinando”. E nota che le grandi banche americane sono tornate a fabbricare titoli tossici, i mercati finanziari valgono 20mila miliardi in più rispetto al 2007, molti investitori sono tornati a indebitarsi per comprare azioni a Wall Street e si stima che i debiti accesi per tale scopo rappresentino un nuovo record. Sono tornati i mutui subprime non solo sugli immobili ma anche per l’acquisto di automobili. I finanziamenti delle banche ai fondi di investimento chiusi stanno riesplodendo. Deutsche Bank ha concesso una linea di credito di 3,6 miliardi di dollari al gigantesco fondo Black Rock.

Ma Vitale non è il solo a temere lo scoppio di una nuova bolla. Roberto Marchesi, studioso di macroeconomia, parla di una “gigantesca bolla economico-finanziaria molto vicina ormai al punto di rottura” che “rischia di innescare la peggiore crisi economica che il mondo moderno abbia mai conosciuto”. La borsa americana è tornata a livelli record superiori a quelli pre-crisi 2007, sono tornati sul mercato i famigerati mutui subprime, le grandi banche continuano a fare profitti con titoli dubbi ad alto rischio, le operazioni finanziarie crescono senza freni.

Quella che continuano a chiamare “crisi”, lasciando intendere che si tratti di un fenomeno transitorio, è insieme crisi economica, finanziaria, sociale, ecologica; è la crisi di un intero sistema che non può più continuare a funzionare in questo modo, pena lo sfacelo dell’intero pianeta.

Lo shock continuo del debito e della crisi in cui siamo immersi ci spaventa, ci paralizza e ci disorienta. Ci porta ad introiettare il debito come colpa, la crisi come fatalità e ad accettare come inevitabili scelte politiche di austerità che per giunta si sono rivelate fallimentari.

I mercati speculativi non possono più dettare la nostra agenda quotidiana. Non possiamo soggiacere alle agenzie di rating che ci danno un voto più o meno negativo con il fine ultimo di aiutare la svendita alla finanza del nostro prezioso patrimonio pubblico. Come afferma Andrea Baranes in La democrazia dell’algoritmo, “L’Italia è in una tempesta perfetta sui mercati, complice l’instabilità politica. Ma i rally speculativi giocano spesso su aspettative che si auto-avverano. Perciò inquieta che proprio nel giorno cruciale per un nuovo governo, Moody’s abbia ipotizzato un declassamento. Urge fissare nuove regole per la finanza.”

E raccogliendo l’invito di Luciano Gallino nel suo ultimo, prezioso libro Il denaro, il debito e la doppia crisi – spiegati ai nostri nipoti (Einaudi, 2015), crediamo sia urgente e necessario rimettere in moto il pensiero critico.

Tiziana Ripani
( 3 – alla prossima puntata)

 

Onda oceanica, cortesia di Pixabay.