La fine del Monopolio ha liberato rendite ancora nascoste

Anno 2018, un ponte crolla a Genova: il ponte Morandi.
Si scoprono aspetti interessanti della “concessione” fatta ai Benetton. Loro sono i nostri oligarchi, all’italiana. Loro e molti altri, gli innominabili manzoniani, i cui nomi sono celati da un sistema informativo malato.
Il principio che in quegli anni mosse l’economia, la politica e perfino la morale, porta alla situazione in essere. E qui, come in Russia, forze reazionarie di destra si pongono come unico argine allo strapotere di questi personaggi. Ma fatichiamo, ancora e nonostante la tragedia di Genova, a comprendere la completa simmetria culturale tra quanto avvenuto in Russia e in Italia – e altrove.
Simmetria in cui, come in una palla di cristallo, possiamo vedere nitidamente il nostro futuro, e probabilmente quello dell’Europa. Fatichiamo perfino a vedere il presente, a vedere che al monopolio di Stato, proditoriamente smontato, è subentrato l’oligopolio parassitario.
Un processo inarrestabile il cui unico prodotto, in Russia come in Italia, è l’aumento del valore azionario delle società private un tempo pubbliche. Perché qui subentra la seconda parte della storia, quella ancora in ombra.
La fondazione di un sistema bancario privato che ha divorato le BIN sopracitate, infarcito di titoli di Stato pubblici dal rendimento garantito, ha permesso la liberazione di capitali pressoché infiniti da “investire” nei titoli, holding senza struttura produttiva fondate su rendite di posizione certe per gli oligarchi: che si sono arricchiti a dismisura.

la lotta di classe dei ricchi contro i poveri

E’ stata quindi un’espropriazione della ricchezza al contrario: dal basso verso l’alto, la lotta di classe – come scrisse Luciano Gallino – dei ricchi contro i poveri. Stravinta, in Russia e in Italia e ovunque nel mondo, dai ricchi. Gli arcaici monopoli pubblici sono stati sostituiti dai moderni monopoli privati finanziati dallo Stato.
Apoteosi.
Una forma curiosa di liberalizzazione economica che dava la possibilità a pochi uomini di godere degli investimenti pubblici, a debito, di generazioni di italiani. Senza rischiare nulla.
Perché, in Italia come in Russia, il peso del debito pubblico è rimasto pubblico mentre sono stati privatizzati esclusivamente i profitti.

Maurizio Pagliassotti

 

I grandi della cosiddetta Seconda Repubblica e delle sue generose concessioni, in un montage del Fatto Quotidiano.