per una "moratoria culturale" delle alleanze militari

Stolteneurope e la ragione degli altri

Ucraina, rischi di guerra?
Donbass: la guerra c’è già da otto anni,
nell’indifferenza generale dell’occidente
NUOVI AGGIORNAMENTI A FONDO PAGINA

Vita quotidiana nel Donbass.

Enrico Vigna - SOS Donbass/CIVG Italia - 19 febbraio 2022, con una nota di Trancemedia.eu - seguono tre aggiornamenti: discorso tv di V. Putin 24 febbraio; editoriale del Global Times 25 febbraio 2022; le parole di Potere al Popolo in Italia.

Da due mesi i “distrazionisti” professionali hanno concentrato luci e attenzioni mediatiche su una presunta e ipotetica invasione russa dell’Ucraina, sapendo bene che la Russia non ha nessuna progettualità di guerra, semplicemente perché non è un suo interesse strategico uno scontro militare con USA, NATO e Unione Europea. Salvo naturalmente qualche inaccettabile provocazione degli “ucro” neonazisti, pretoriani del governo golpista di Kiev e della NATO. Mentre la realtà tragica è la guerra che da otto anni è in atto contro la popolazione del Donbass, di cui solo pochi organi informativi e realtà occidentali hanno finora documentato. Ora che c’è il rischio di un dispiegamento a domino di questo conflitto… fa notizia.

I media occidentali sono una forza che può favorire una guerra, sono un’arma potente, il loro lavoro è un segnale di azione che deve arrivare, che essi preparano in anticipo.

Gli ululati di guerra occidentali da mesi hanno decretato che Putin intende invadere l’Ucraina. Ma per quale motivo dovrebbe farlo nessuno sa dirlo. L’ex ufficiale dell’intelligence statunitense e membro di un’associazione di ex professionisti dell’intelligence e dell’utilizzazione dell’intelligence USA (VIP), Raymond Mcgovern, considera un’invasione russa dell’Ucraina tanto probabile quanto l’arrivo tanto annunciato del sinistro “Godot” nell’opera teatrale di Beckett “Aspettando Godot”.

In ogni caso, nella dichiarazione congiunta all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali del 2022 i presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin hanno sottolineato che “Russia e Cina si opporranno a qualsiasi tentativo di forze esterne, di minare la sicurezza e la stabilità in regioni confinanti e “un’ulteriore espansione della NATO!

Nel frattempo il conflitto armato nel Donbass continua a mietere vittime: morti, feriti e centinaia di edifici bombardati e distrutti ogni anno. Secondo R. Savchenko dell’Ufficio per i diritti umani nella Repubblica Popolare di Donetsk, il numero delle vittime nel 2021 è aumentato del 46% rispetto al precedente anno.

Questa situazione persiste nonostante il 27 luglio 2020 sia entrato in vigore un cessate il fuoco globale nell’area del Donbass. Kiev, Donetsk e Lugansk si erano impegnate a non usare armi e ad astenersi da qualsiasi provocazione. Ma già dopo pochi mesi sono ripresi gli attacchi e i bombardamenti degli insediamenti delle Repubbliche Popolari sulla linea di contatto.

Oggi la situazione si sta ampliando con bombardamenti quotidiani, occupazioni di villaggi delle forze armate di Kiev oltre la linea di contatto stabilita negli accordi di Minsk, ed è palese che si sta cercando di provocare un conflitto armato, incolpando la Russia per questo.

Mai, dalla firma degli accordi di cessate il fuoco nel luglio 2020, la situazione in Donbass è stata così esplosiva. La Missione OSCE, pur in un suo ruolo estremamente “pigro” nel prendere posizione o denunciare molte situazioni, rileva sempre più violazioni del cessate il fuoco e nei vertici politici e militari delle Repubbliche Popolari, c’è sempre più la consapevolezza che le forze armate ucraine (APU) potrebbero presto attaccare il Donbass, altro che invasione russa dell’Ucraina.

Attraverso tutti i contatti quotidiani con i referenti dei nostri progetti in loco, dai Veterani ad analisti militari, deputati, responsabili scolastici e sanitari, ai miliziani, alle Associazioni delle vedove di guerra, agli attivisti per la pace, giungono considerazioni e la coscienza che, se non si attenua la tensione, un conflitto dispiegato e devastante può succedere in qualsiasi momento e in questo caso la Russia non potrebbe restare passiva, sia per la difesa della popolazione russofona (il 90%) del Donbass, che per preservare la sua sicurezza nazionale. Voglio sottolineare che queste mie righe sono fondate sulla sintesi e sulle documentazioni che mi vengono mandate da quei luoghi, non sono esternazioni personali.

Elena Shishkina, deputata del Consiglio popolare della RPD [Repubblica Popolare Donetsk, adiacente a Repubblica Popolare Lugansk, sul confine russo-ucraino del Donbass – ndr], ha dichiarato che in ogni caso la Repubblica è pronta a qualsiasi scenario e ad una escalation conflittuale, e che le forze armate e le milizie sono in piena allerta. “Ci sono state dichiarazioni su una possibile provocazione con armi chimiche. Questo, ovviamente, ci allarma e ci preoccupa, ma abbiamo adottato tutte le misure necessarie per proteggerci in caso di una tale provocazione. Sulla base delle dichiarazioni dei funzionari ucraini e dei bombardamenti in corso, temiamo un’escalation del conflitto armatoPossiamo aspettarci tutto dall’Ucraina, sappiamo che per l’Occidente le RPDL sono bersagli della lotta contro la Russia. Tutto dipende dall’Ucraina. Noi chiediamo solo uno status speciale al Donbass,il ritiro delle forze e dei mezzi militari dalla linea di contatto. Su queste basi un accordo pacifico è possibile“, ha detto la Shishkina.

La situazione nel Donbass si è trasformata in un processo di provocazioni continue che hanno l’intento di alzare la posta, come ha dichiarato il politologo russo G. Pavlovsky. L’Ucraina golpista sta cercando di aumentare il livello di escalation e di coinvolgere il maggior numero possibile di paesi nel conflitto attraverso la NATO, così quello che sta accadendo nel Donbass è diventata una questione di politica internazionale.

Analisti dal lato ucraino così inquadrano la situazione: il capo del consiglio del Centro ucraino per la ricerca politicaPentaV. Fesenko ritiene che: “l’aggravamento della situazione in Ucraina sia possibile, la situazione è peggiorata, ma già dal 2014 in Ucraina si sa che qualsiasi tentativo di risolvere il problema del Donbass con mezzi militari provocherebbe un intervento militare russo. Nessuno combatterà per l’Ucraina, ne siamo coscienti, non ci sono illusioni su questo. Ma siamo fiduciosi che ci sosterranno quei paesi occidentali che già ora supportano l’Ucraina”, ha affermato.

Secondo M. Pogrebinsky, direttore del Centro di studi politici e dei conflitti di Kiev, un aggravamento del conflitto nel Donbass può verificarsi se saltano i negoziati tra il Cremlino e la Casa Bianca.La ricerca di un compromesso, è l’interesse sia di Mosca che di Washington, ed è lo scenario più probabile…”, ha dichiarato.

Il giornalista e politologo russo Mikhail Demurin, ha domandato: “Perché la Russia non avrebbe il diritto di agire in Donbass, secondo lo scenario e la prassi della NATO in Jugoslavia e in Serbia poi?

Chi sta cercando la pace e la negoziazione, e chi cerca la guerra

sulla base di un’invasione che non c’è

QUI, dati, fatti, documenti inoppugnabili. Non opinioni, valutazioni, analisi personali di esperti e pensatori vari. Questo lo scenario della realtà sul campo.

In questo momento i 3/4 dell’esercito ucraino sono concentrati nel Donbass.

Dal 2014 al 2021 i paesi occidentali hanno fornito a Kiev munizioni e armamenti per un valore di 2,5 miliardi di dollari, comprese armi letali. Su richiesta del presidente ucraino Zelensky alla NATO, tonnellate di armamenti continuano ad entrare nel Paese, anche dagli Stati Uniti. Il tutto in violazione palese degli accordi di Minsk. [apre in nuova scheda da it.wikipedia]

Biden ha annunciato il trasferimento di altre forze armate statunitensi nell’Europa orientale e nei paesi della NATO. Il Senato statunitense ha presentato un disegno di legge per fornire all’Ucraina aiuti militari nell’ambito della legge Lend-Lease (affitti e prestiti), per proteggersi dalla Russia.

Gli Stati Uniti hanno anche consentito ai paesi baltici di fornire assistenza militare all’Ucraina trasferendo armi di fabbricazione americana.

L’UE chiede l’introduzione preventiva di sanzioni anti-russe sulla base di un’invasione che non c’è.

Il portavoce del presidente della Federazione Russa, Dmitry Peskov, ha invitato tutte le parti a evitare di creare una maggiore tensione attorno alla situazione nel Donbass: “Nelle condizioni attuali che si sono sviluppate intorno al Donbass occorre evitare provvedimenti che provochino un aumento della tensione nella regione, che è altissima in questo momento. È molto importante essere consapevoli della responsabilità di passi equilibrati che tengano conto dell’attuale situazione di tensione“, ha affermato Peskov.

L’ex deputato ucraino della Verkhovna Rada, Aleksey Zhuravko, ha dichiarato: Quando la Russia conduce esercitazioni sul suo territorio, l’Occidente e gli Stati Uniti sono isterici. Ma quando l’Ucraina, in prossimità del confine con la Crimea, spara con i sistemi a lancio multiplo BM-21 Grad, nessuno strilla. Perché gli standard sono doppi. Non ci sono soldi nel paese, le persone sono per metà affamate e per metà infreddolite, la disoccupazione dilaga, le infrastrutture stanno cadendo a pezzi davanti ai nostri occhi, lo stato sta sprofondando nel baratro e questi idioti continuano a sparare soldi al cielo. Questa è un’assurdità pazzesca. Semplicemente non si adatta a una mente normale. L’Ucraina è povera, impoverita e questo stolto regime di Kiev chiama la guerra a casa sua“, ha detto Zhuravko.

Il 1° ottobre 2021, il comandante in capo delle forze armate ucraine Zaluzhny ha consentito l’uso di tutte le armi disponibili sulla linea di contatto del Donbass. In questo modo i comandanti delle unità sul fronte non hanno bisogno di coordinarsi con il comando centrale. Inoltre, i droni d’attacco turchi Bayraktar sono stati schierati in prima linea.

Il 21 gennaio 2022 il presidente della Bielorussia Lukashenko ha dichiarato che la situazione ai confini meridionali è allarmante: “… L’Ucraina sta rafforzando pesantemente il suo contingente militare. Con il dolore nel cuore, stiamo osservando tutto ciò che sta accadendo in Ucraina. La sua attuale leadership politica, essendo sotto il controllo straniero, si comporta in modo imprevedibile e inadeguato. Pertanto, nei casi di imprevedibilità e inadeguatezza e nel caso, Dio non voglia, di azioni militari, noi dobbiamo prendere decisioni. Abbiamo quasi un migliaio e mezzo di chilometri di confine meridionale tra Bielorussia e Ucraina. Qualunque sia l’onere, dobbiamo non solo vedere cosa accadrà e sta accadendo su questo confine, ma dobbiamo essere pronti a proteggerci in modo affidabile. Sappiamo come rispondere a questo. Oggi dobbiamo prevedere la situazione per il futuro: cosa accadrà domani e dopodomani. Pertanto, la massima “Se vuoi la pace, preparati alla guerra“, brutale, ma realistica è presente nei nostri pensieri. Dobbiamo fare di tutto per garantire di non essere colti di sorpresa e che possiamo rispondere al momento giusto. Sono assolutamente convinto che i nostri uomini in divisa sanno cosa bisogna fare per proteggere la nostra terra“, ha osservato il leader bielorusso.

Il 21 gennaio 2022 un drone e un aereo da ricognizione strategica statunitense hanno sorvolato il territorio contiguo all’area del conflitto armato e pattugliano il cielo nella regione nel Donbass. Questo è stato documentato dai dati del servizio di tracciamento dei voli dell’aviazione Flightradar.

Il 24 gennaio il Dipartimento della Milizia popolare della Repubblica Popolare di Lugansk ha comunicato che, secondo il loro lavoro di Intelligence, le forze armate ucraine si stanno preparando per un’offensiva nel Donbass per la quale stanno rafforzando i gruppi d’assalto. L’informazione è stata confermata dal rappresentante ufficiale della Milizia popolare della RPD, il colonnello Basurin.

Il 30 gennaio il primo ministro britannico Johnson ha ordinato ai militari inglesi di essere pronti a schierarsi sul fianco orientale della NATO vicino ai confini dell’Ucraina. Aerei da trasporto RAF C-17A hanno portato armi anticarro NLAW, il cui numero, secondo indiscrezioni, sarebbe di circa 2000 pezzi. La Gran Bretagna ha anche inviato Rangers della “Army Special Operations Brigade per addestrare le forze armate ucraine.

Il 4 febbraio 2022, giorno di apertura delle Olimpiadi invernali in Cina, l’esercito americano ha trasportato i suoi rinforzi da Ramstein via Görlitz, a Rzeszow-Jasionka in Polonia, vicino al confine ucraino. Pochi giorni prima, gli Stati Uniti avevano già spostato caccia F-16 a Łask, in Polonia. Nello stesso tempo si svolgevano nel Mediterraneo le manovre Neptune Strike 22 della NATO, che hanno coinvolto più di 140 navi e 10.000 soldati. Il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin ha poi deciso di lasciare la portaerei “USS Harry Truman” nel Mediterraneo per “rassicurare” gli europei alla luce del conflitto con la Russia. La sua funzione è che i droni da ricognizione possono monitorare l’area di crisi dalla portaerei. Inoltre la nave potrebbe anche spostarsi rapidamente nel Mar Nero.
Il
9 febbraio, in una tumultuosa sessione parlamentare, i deputati slovacchi hanno votato a favore di un accordo militare con gli Stati Uniti nel quale è previsto che la Slovacchia metterà a disposizione i due aeroporti militari di Sliac e Kuchyna, sotto il pieno controllo delle forze statunitensi per i prossimi dieci anni. Alla fine 79 parlamentari su 140 presenti hanno votato a favore di questo “Accordo di cooperazione per la difesa” (DCA), mentre i due terzi della popolazione sono contrari, prevedendo la perdita di sovranità, lo stazionamento di armi nucleari sul proprio territorio e il pericolo di essere coinvolti in un possibile conflitto armato tra la vicina Ucraina e la Russia.

Dal 9 febbraio, in Germania, nella regione della Sassonia, la popolazione è stata informata che convogli militari dell’esercito USA stavano spostando 500 veicoli militari verso l’Europa orientale principalmente di notte per le esercitazioni “Saber Strike 2022“.

Il 17 febbraio le forze armate ucraine per tutta la notte hanno effettuato pesanti attacchi di artiglieria sul territorio del Donbass controllato dalle Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk, non solo con l’uso di mortai, ma anche con pezzi di artiglieria di grosso calibro e, secondo diverse fonti, con l’uso di 122 mm., con più sistemi di lancio di razzi. I colpi sono stati sferrati quasi lungo l’intera linea del fronte, infliggendo danni significativi alla prima linea di difesa delle milizie. L’intera parte occidentale della RPD e la parte settentrionale della RPL sono sotto bombardamento.

In risposta all’attacco di Kiev, le forze militari delle Repubbliche popolari hanno reagito utilizzando non solo l’artiglieria, ma anche carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e altre armi per attacchi di ritorsione, provocando grosse perdite alle forze ucraine.

Negli ultimi giorni il numero dei bombardamenti e gli attacchi sul territorio del Donbass è aumentato di 8 volte e, a giudicare dalla continua intensificazione, la tensione continuerà a crescere. Per questo le autorità delle RP hanno annunciato una evacuazione generale dei civili dagli insediamenti situati lungo la linea di contatto verso la Russia. L’evacuazione è in corso senza esercitare pressioni sui residenti locali ma come indicazione per la loro sicurezza.

L’evacuazione è rivolta a diverse decine di insediamenti. Le milizie locali hanno riferito che attacchi su così larga scala da parte delle forze armate ucraine non succedevano dal 2015. Da notare che gli attacchi ucraini sono iniziati subito dopo che le truppe russe hanno iniziato ad allontanarsi dal confine ucraino.

Oggi un conflitto complesso e destabilizzante per il mondo intero, come quello del Donbass, potrebbe esplodere in modo incontrollabile, ma questa guerra non può essere ridotta a un confronto tra l’Ucraina e le Repubbliche non riconosciute o solo contro la Federazione Russa. Questo è solo il livello micro; in realtà la contraddizione è molto più profonda e può diventare uno scontro di civiltà. Uno scontro che attraversa lumanità, come già si è sviscerato nei teatri conflittuali del pianeta. Da una parte i paesi occidentali, sottomessi e soggiogati, anche culturalmente ed eticamente al ruolo imperialista e banditesco degli USA e della NATO, dallaltra parte paesi e popoli che chiedono solo di restare liberi, indipendenti e sovrani a casa propria, con differenze e radici storiche anche completamente diverse, ma uniti dalla scelta che solo in un mondo multipolare, e di conseguenza con un processo di resistenza a un MONDO UNIPOLARE, è possibile sopravvivere liberi, per qualsiasi paese, popolo e società.

Questa guerra potrebbe travolgere tutti, compresi noi abitanti di questo paese, sottomesso a interessi stranieri e contrapposti a chi lavora e vive onestamente; la guerra è nemica dei lavoratori, tranne che sia una lotta di liberazione nazionale. La guerra, così come la NATO, comporta sacrifici, costi e rischi per tutti, ma è sempre interesse SOLO di una piccola parte di speculatori, approfittatori, difensori del proprio status sociale ed economico, o seguaci di ideologie fasciste e scioviniste. Il nostro paese, come nelle aggressioni alla Jugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria, alla Libia, allo Yemen, è sempre stato complice e corresponsabile della sofferenza, della morte, della devastazione di quei paesi e popoli. Anche in questa guerra “obliata” del Donbass l’Italia sarà complice e responsabile di ciò che potrebbe succedere.

Facendomi portavoce, come da loro richiestomi, di tutte le Associazioni, le istituzioni, i Veterani antifascisti, i volontari per la pace, i padri ortodossi, i mutilati, le vedove, i nostri bambini orfani, tutte le vittime che già da otto anni soffrono, e che con le nostre Associazioni di Solidarietà concreta di SOS Donbass Italia, da otto anni cerchiamo di supportare e sostenere, trasmetto questo Appello: MOBILITIAMOCI, INFORMIAMO, sosteniamo PROGETTI di SOLIDARIETÀ CONCRETA, non lasciamoli soli.

Come dicevano i nostri vecchi, “la solidarietà è un’arma per i popoli”, mettiamola nelle nostre pratiche e battaglie quotidiane e strategiche.

Mettiamo in discussione e mobilitiamoci contro alleanze militari aggressive e oppressive come la NATO, che non hanno alcuna motivazione legittima di esistere, sono un fattore di divisione e aggressione ai popoli e stati indipendenti e sovrani, e sono contro gli interessi dei lavoratori e della gente onesta. Tutto questo deve essere un compito e un impegno etico, sociale e politico.

Come ci hanno scritto i Veterani antifascisti: “NON PASSERANNO!”

Enrico Vigna – SOS Donbass/CIVG Italia – 19 febbraio 2022

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Una nota della redazione di Trancemedia.eu

La globalizzazione e le emergenze climatica e sanitaria hanno fatto maturare la necessità di una revisione delle relazioni internazionali.
moratoria culturale delle alleanze militari
Ci auguriamo che chi lavora per una società della Cura proclami e promuova il superamento di principio e la “moratoria culturale” delle alleanze militari, un atto preliminare indispensabile per la sovranità europea.
Certo sarebbe irrealistico chiedere a tutti i Paesi del globo di non avere preferenze nei confronti di altri, mentre è perfettamente comprensibile e utile esortare a costruire una cultura delle relazioni internazionali basata su trattati di amicizia, buon vicinato, cooperazione – rinunciando a ogni forma di alleanza militare che assume Paesi terzi come bersaglio. Questo processo può e deve maturare in primo luogo in Europa.
E’ una questione di tassonomia, in fin dei conti una petizione di principio;  questa però (al contrario della tassonomia che renderebbe ‘verde’ la fissione nucleare) è già oggi dotata di riscontri autorevoli che permettono di porre in agenda la moratoria culturale delle alleanze militari con urgenza e argomenti robusti, per delineare un’alternativa di progetto al falso pensiero egemonico ora insostenibile su un pianeta il cui destino è condiviso dall’umanità tutta intera. Si esprima, unificandosi, un mondo di pensieri del mondo, di studiosi del mondo, anche dalle sedi accademiche di relazioni internazionali. Un mondo di cittadini consapevoli.      [cp]
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(Aggiornamento 24 febbraio 2022)

LA RAGIONE DEGLI ALTRI – VERBATIM
Discorso tv di Vladimir Putin 24 febbraio 2022
ai Russi, agli Ucraini, agli Occidentali

dal canale youtube di L’Antidiplomatico (28 minuti)
L’annuncio dell’operazione militare in Donbass


(Aggiornamento 26 febbraio 2022)

LA RAGIONE DEGLI ALTRI – VERBATIM
OPINIONE / EDITORIALE
Il vero colore strategico degli Stati Uniti, l’egoismo e l’ipocrisia, si rivelano nella crisi ucraina: Editoriale del Global Times
Da Global Times
Pubblicato: 25 febbraio 2022 11:52 PM,  Pechino

Da quando sono avvenuti drammatici cambiamenti in Ucraina, gli Stati Uniti, che avevano ripetutamente promesso di proteggere Kiev nei momenti critici e hanno continuato ad “aggiungere benzina al fuoco” della situazione, sono di nuovo finiti sotto i riflettori. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un discorso video ha lamentato che i paesi occidentali hanno abbandonato l’Ucraina e l’hanno lasciata a difendersi da sola. Alcuni netizen occidentali hanno anche chiesto: Dove sono gli Stati Uniti che hanno provocato la guerra e hanno detto che “stanno con l’Ucraina”?

Illustrazione Liu Rui per Global Times

Tuttavia gli Stati Uniti sono davvero scomparsi? Al contrario, sono abbastanza occupati a guadagnare più “interessi strategici” dalle fiamme della guerra in Ucraina. Le ultime osservazioni degli Stati Uniti sulla situazione ucraina rilasciate dalla Casa Bianca hanno sottolineato due punti: primo, trasformare la Russia in “un paria sulla scena internazionale” attraverso sanzioni e altre misure; secondo, la NATO è stata “più unita e più determinata che mai” e questa è “una buona notizia”.

Per quanto riguarda l’Ucraina, che Washington usa come pedina, oltre a ribadire che gli Stati Uniti non invieranno truppe lì, Washington ha solo detto semplicemente che “sosterrà il popolo ucraino mentre difende il suo paese” e “fornirà assistenza umanitaria per alleviare le sue sofferenze”. Washington ha ancora una volta mostrato al mondo il suo egoismo e la sua ipocrisia. La gente ha visto che dopo che gli Stati Uniti hanno spinto l’Ucraina nel fuoco, sono rimasti in disparte, fingendo di preoccuparsi del paese e dicendo “Ti sostengo, continua a combattere!”

È giusto dire che l’evoluzione della situazione in Ucraina fino ad oggi è una tragedia geopolitica. Fin dall’inizio, è un amaro risultato dell’egoismo strategico e della miopia degli Stati Uniti. Già nel 1998, quando il Senato degli Stati Uniti approvò il piano di espansione della NATO verso est, il defunto diplomatico americano George Kennan aveva previsto la tragedia di oggi. Disse allora: “Questa espansione farebbe rivoltare nella tomba i padri fondatori di questo paese”.

Tuttavia, le arroganti élite americane pensano sempre di poter trarre profitto dalle crisi. Per anni, gli Stati Uniti hanno incitato i conflitti, manipolato le situazioni dall’estero e raccolto i benefici. Sono abituati ad essere quelli che aggiungono benzina al fuoco senza pagare alcun costo. Ciò che vogliono è realizzare i loro interessi immediati. Gli Stati Uniti non mostrano alcuna considerazione per le sofferenze dei locali spinti in prima linea. Quando ci sarà una vera crisi, i cosiddetti impegni presi inizialmente diventeranno solo vuota retorica diplomatica. Quei politici non si preoccupano affatto delle sofferenze della popolazione locale, ma cercano di attirare l’attenzione con la scusa dell'”umanitarismo”.

Questo ricorda alla gente che quando hanno abbandonato l’ex regime afgano l’anno scorso, gli Stati Uniti hanno anche detto in più occasioni che avrebbero fornito assistenza “umanitaria” all’Afghanistan. Ma scioccamente, la realtà è che la cosiddetta assistenza “umanitaria” degli Stati Uniti non è stata fornita al popolo afgano, bensì gli Stati Uniti hanno tagliato i 7 miliardi di dollari di fondi congelati che la banca centrale dell’Afghanistan aveva depositato a New York. Come colpevoli della questione afgana, dopo aver soddisfatto i propri interessi strategici, gli Stati Uniti hanno solo lasciato alla popolazione locale “una valanga di fame e povertà”, portando alla grave malnutrizione di milioni di bambini in Afghanistan.

Gli Stati Uniti parlano spesso di umanità, giustizia e moralità, ma ciò che fanno veramente è calcolare gli interessi. L’egoismo strategico e l’ipocrisia di Washington sono stati messi a nudo ancora e ancora nelle pratiche politiche internazionali. I rapporti indicano che almeno 37 milioni di persone sono state sfollate in e da Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen, Somalia, Filippine, Libia e Siria come risultato diretto delle guerre combattute dagli USA dall’11 settembre 2001. C’è anche un detto che ovunque gli Stati Uniti “intervengano”, appariranno conflitti, caos e terrorismo.

Un paese è chiamato una grande potenza non per quanto sia forte la sua capacità di formare cricche o di realizzare i propri interessi. Ciò che conta è la sua responsabilità e capacità di salvaguardare la pace internazionale. Se un paese si preoccupa solo dei propri interessi, alimenta le fiamme ovunque ed esporta costantemente il caos negli altri, non importa quanto sia potente, è inevitabile che la sua credibilità fallisca e che la sua egemonia finisca.

Per i paesi e le regioni che hanno ancora fantasie o agiscono come pedine degli Stati Uniti, la crisi ucraina è un buon promemoria: un “partner” che annuncia “buone notizie” quando sei in difficoltà è inaffidabile.


(Aggiornamento 27 febbraio 2022)

IN ITALIA, LE PAROLE DI POTERE AL POPOLO

Noi che non abbiamo mai creduto alla retorica delle “bombe umanitarie” quando a sganciarle erano i Paesi NATO, respingiamo sempre la guerra e la partecipazione alla guerra. La nostra prima richiesta è l’immediato cessate il fuoco da tutte le parti. Fermate le armi!

Noi non ci arruoliamo! No alla guerra, no alla NATO, solidarietà con le popolazioni civili che subiscono i bombardamenti in Ucraina e nel Donbass!

Siamo arrivati a un punto in cui i nodi di trent’anni di sistema di sicurezza in Europa arrivano al pettine. L’espansionismo NATO verso Est è l’innesco della miccia. Otto anni di attacchi continui dei militari ucraini e di battaglioni nazisti contro le popolazioni del Donbass, le migliaia di morti, il mancato rispetto degli accordi di Minsk e Minsk II, soprattutto da parte di Kiev, l’operazione di “ucrainizzazione” che ha implicato il tentativo di eliminazione o marginalizzazione di ogni elemento russofono, compresa la messa al bando di organizzazioni politiche a Kiev, sono elementi che non possono essere rimossi dal tavolo, pena l’impossibilità di comprendere ciò che accade in queste settimane.

Ma la reazione di Mosca è assolutamente inaccettabile. Putin non è un liberatore quanto un oppressore, esponente di un blocco di potere burocratico e affaristico che ha smantellato l’Unione Sovietica, attaccando innanzitutto il proprio popolo. Questa guerra implicherà conseguenze terribili non solo per gli ucraini ma anche per le classi lavoratrici russe, che si vedranno costrette a finanziare lo sforzo militare e ulteriormente mortificati gli spazi di democrazia interna.

Ora il rischio è che il quadro possa degenerare, avviando conseguenze catastrofiche in primis per i popoli europei.

Milano, 26 febbraio 2022

Esprimiamo un no totale all’isteria militarista e guerrafondaia che in queste ore sta dilagando nei mass media e nelle dichiarazioni e di politici e governanti. Noi ripudiamo tutti i nazionalismi che nella storia europea hanno sempre voluto dire guerre e stragi.

Proprio mentre gli spiragli per la pace sembrano restringersi e avvicinarsi allo zero, serve il coraggio della diplomazia.
Serve una conferenza internazionale che affronti i problemi di breve e lungo termine: a partire dalla crisi russo-ucraina va ripensato il sistema di sicurezza europeo e internazionale. In Ucraina bisogna riconoscere l’esistenza e l’autonomia di diversi popoli.

Non possiamo limitarci a guardare. Abbiamo un ruolo da giocare: per fermare il governo che ci sta trascinando in guerra serve il massimo della pressione possibile delle nostre popolazioni.
Significa che ognuna e ognuno di noi deve lavorare per ricostruire ampi movimenti antimilitaristi e che impongano la diplomazia come unica possibile soluzione al conflitto.

Scendiamo in piazza, manifestiamo. Contro la guerra chiunque la faccia, contro le sanzioni che sono anch’esse un atto di guerra, contro la NATO che deve essere sciolta, contro il coinvolgimento dell’Italia nella guerra. Né un uomo né un soldo per la guerra, tutto per la pace e la solidarietà e cooperazione tra i popoli!

(Pubblicato il 24 febbraio 2022 sul sito Poterealpopolo.org)

 

 

21 febbraio 2022